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  Anzio e Nettuno
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STORIA DI ANZIO E NETTUNO
 
Due leggende avvolgono la nascita dell’antica Antium, potente città dei Volsci che occupava nell’VIII secolo a.C. anche gran parte dell’attuale territorio di Nettuno. Secondo Xenagora la città fu fondata da Anteo, figlio di Ulisse e della maga Circe, mentre il ciclo troiano indica Ascanio, figlio di Enea, come fondatore.
Nonostante i reperti archeologici risalenti all’età della pietra dimostrino la presenza dell’uomo fin da quell’epoca lontana, le fonti storiche fanno risalire agli inizi del primo millennio avanti Cristo le origini del primo nucleo di città, chiamato Antium durante la civiltà laziale.
Furono i Volsci nel 490 avanti Cristo a gettarne le fondamenta, occupando le coste da Terracina alla vecchia Neptunia, città sul lido del Mar Tirreno che fu incorporata fino alle foci dell’Astura.
Gli storici sono concordi nell’affermare che Antium, con la sua acropoli nella parte più alta della riviera (dove oggi sorge Villa Borghese) non può essere separata da Nettuno, e che dunque le due coincidessero. Attorno all’acropoli si ergeva la cittadella fortificata, nella quale esisteva anche un porto, detto “Cenone” o “Antium Navale”, nel luog

Pianta di Nettuno e Porto d'Anzio, 1680
o in cui oggi si trova il borgo medioevale. Nettuno era per Antium fonte preziosa di commercio e centro della ricchezza: la cittadella prende il nome da un antico tempio dedicato al dio del mare, situato sul ripiano che sormontava l’antico porto fortificato, all’altezza della chiesa di San Giovanni. Si narra che fu costruito dai marinai sfuggiti ai naufragi, che lo edificarono nella zona più alta della costa in cui si trovavano un bosco di oleandri e piante sacre alla divinità marina, per ringraziare il dio del pericolo scongiurato ed offrire voti di ringraziamento. “Nessun posto è più quieto, più fresco e più piacevole”, scriveva Cicerone dipingendo Nettuno durante i suoi soggiorni estivi in quel tratto di costa che “dominava con l’occhio l’ampiezza del mare”, come ricorda Strabone.
Dopo oltre duecento anni di lotte sanguinose contro Roma, Antium-Nettuno venne sottomessa dai romani che sfruttando la mitezza del clima la elessero a località privilegiata di villeggiatura. Assieme alla città venne distrutto anche l’antico porto Cenone, costruito prima dell’avvento dei Volsci con strutture in legno all’interno di un’ansa naturale formata dalle foci del fiume Loricina.
Con i rostri delle navi anziate catturate dai romani venne ornata la tribuna degli oratori nel Foro romano. Durante l’età imperiale Antium conobbe uno splendore senza precedenti, divenendo il luogo di villeggiatura preferito dai patrizi attratti dal clima salubre.
Lungo la costa vennero edificate ville imponenti, teatri, templi, palazzi. Alcuni tra i più rinomati templi di Antium erano situati in varie località dell’attuale Nettuno. Il tempio della dea Fortuna sorgeva quasi certamente nell’area della chiesa di San Francesco, costruita sulle fondamenta di un tempio pagano; il tempio di Esculapio presso il “Cenone”; quello di Ercole nei pressi del Forte Sangallo, dove nel 1863 fu rinvenuta una statua del dio priva della gamba che pochi anni prima era sfata trovata a ponente. Il tempio di Apollo invece era a levante, adiacente al Forte.
A scegliere Antium furono Lucrezio, Bruto, Cassio, Caligola, che ne voleva fare la capitale dell’Impero, Adriano, che la descriveva come uno dei luoghi più belli d’Italia, Mecenate e Augusto, che vi fu proclamato Padre della Patria. Lo stesso Cicerone fu proprietario di una villa nei pressi dell’Astura e di una casa dove ora sorge il centro di Nettuno. Il merito di aver ricostruito il porto però spetta a Nerone, nato proprio ad Anzio, che in età imperiale diede nuovo impulso al traffico con i paesi mediterranei. Molte opere pubbliche abbellivano a quei tempi la città, come teatri, ippodromi, il ginnasio, il foro, le terme marine, i templi dedicati ad Apollo e a Venere.
E’ ad Anzio che sono stati recuperati diversi capolavori dell’arte greco-romana, tra i quali il Gladiatore Borghese, la Fanciulla d’Anzio, l’Amazzone Cavallerizza, l’Apollo del Belvedere.
Con la caduta dell’impero, Antium venne saccheggiata dai goti. Chi riuscì a fuggire si rifugiò sul promontorio in cui si innalzava l’ormai distrutto tempio del dio Nettuno.
E’ qui che fu costruito un castello fortificato, dove si nascosero donne e bambini saraceni abbandonati dai loro uomini, che nell’845 erano intenti a devastare il territorio. Con la fine dell’impero, Nettuno si trasforma gradualmente in una città fortificata, chiudendosi dentro il castello, quindi dentro il borgo medioevale.
Con il tramonto dell’impero romano Nettuno è il quartiere superstite, l’erede e il cuore dell’Antium volsca, mentre per Antium, che dovette subire l’invasione delle popolazioni barbariche, ebbe inizio il periodo più buio. Nonostante la caduta di Roma che nel 410 d.C fu saccheggiata dai Visigoti sotto la guida del re Alarico, Anzio rimase la sede vescovile. Con l’invasione dei Vandali di Genserico, Roma fu distrutta assieme a tutta la riviera di Ostia.
I danni delle invasioni per le città costiere furono enormi. Anche il porto fu distrutto. Nel medioevo alla città non toccarono sorti migliori, e per quanto alcuni pontefici cercassero di riattivare il porto, Anzio si ridusse a un piccolo villaggio di pescatori. Le sorti di Anzio e Nettuno si separarono. I monaci di Grottaferrata furono i primi signori della terra di Nettuno, ma il conte Tuscolo Tolomeo I riuscì a sottrar loro il feudo, che venne rinominato “granaio del Lazio”, facendo riferimento all’abbondanza dei raccolti. Alla fine del XII secolo il feudo passò agli Orsini, che ampliarono la città costruendo una cinta muraria di otto torri come sistema di protezione.
Il potere passò ai Colonna nel 1427, quando il Papa Martino V assegnò al nipote Antonio Colonna la signoria di Nettuno e di Astura: il feudo subì un’ulteriore fortificazione. La terra dei Colonna fu invasa poi da Alfonso II assieme alle truppe pontificie guidate da Virgilio Orsini, durante il terzo anno del pontificato di Alessandro VI. Nettuno respinse l’attacco e il Papa per vendicarsi della sconfitta ordinò la confisca dei beni dei Colonna. A prendere la signoria del feudo fu allora Cesare Borgia, che fu sconfitto e catturato dopo la morte di Alessandro VI: intanto il pontefice Giulio II aveva reintegrato i Colonna nel possedimento di Nettuno.
Con vicende alterne il feudo passò dalle mani dei Colonna a quelle dei Carafa nel 1556, fino a tornare di nuovo ai Colonna nel 1594, grazie a Marcantonio Colonna, figlio di Ascanio e Giovanna D’Aragona, che abbellì la città di numerose opere. Nel 1584, con la morte di Marcantonio Colonna il feudo fu acquistato da papa Clemente VIII e dalla Camera Apostolica. La popolazione di Nettuno subì una drastica riduzione nel 1656, anno in cui sulla città si scatenò la peste. Rimasero solamente 800 abitanti, reduci dell’epidemia. Libri, testimonianze, documenti storici sulla città finirono al rogo per paura che la peste si potesse diffondere tramite carte vecchie. Ad Anzio invece, nel 1700 arrivò la svolta, grazie al cardinale Antonio Pignatelli, eletto Papa Innocenzo XII, che invece di far ricostruire il porto neroniano, ne fece progettare uno nuovo, che oggi porta il suo nome. La città venne ribattezzata “Porto d’Anzio”. Anche i nettunesi contribuirono alle spese del nuovo porto ma in seguito ne furono esclusi dall’amministrazione di Anzio e privati anche del diritto di vendere il pesce. Per la città neroniana invece fu l’inizio della rinascita.
Alcuni cardinali fecero costruire delle splendide residenze, tra cui Villa Sarsina e Villa Albani, nella quale Pio IX soggiornava abitualmente ogni estate.
Lo stesso Pio IX nel 1851 le concesse l’autonomia comunale. Agli inizi del ‘900 la città divenne con il fiorire dell’architettura liberty una delle località di villeggiatura più rinomate d’Italia. Intanto Nettuno andava ripopolandosi ma nel 1810 cadde sotto il dominio delle truppe francesi. Pochi anni dopo, la nuova popolazione che si era stabilita attorno al porto innocenziano venne riunita con quella di Nettuno, in un solo comune che prese il nome di “Comune di Nettuno e Porto d’Anzio”. In seguito e a causa delle difficoltà economiche della Chiesa, Nettuno fu venduta ai principi Borghese, per la somma di 400.000 scudi.
Le città di Anzio e Nettuno vennero riunite nel 1939 dal governo fascista, in un unico comune che fu chiamato “Nettunia”, fino al 1945. Durante la II Guerra Mondiale, i tedeschi si impadronirono di Nettunia, decretandone lo sgombero il 19 settembre 1943. Tantissimi nettunesi si sparsero nelle campagne circostanti e nelle pinete.
Ma è lo sbarco l’evento più significativo
   
 
della storia di Anzio e Nettuno, deciso dalle forze alleate il 22 gennaio del ’44. Il comando angloamericano in Italia, scelse infatti la zona per un’operazione che minacciasse le retrovie dello schieramento tedesco di Cassino. All’operazione di sbarco, parteciparono oltre 50.000 uomini. Inizialmente i tedeschi riuscirono a mantenere le riserve, i combattimenti durarono fino al 23 maggio. Fu il giorno decisivo, quando gli alleati guidati dal generale Truscott ebbero la meglio sui tedeschi nella battaglia della testa di ponte di Anzio, liberando l’Italia. Le due città, distrutte e devastate, trovarono le forze per la ricostruzione.
Da allora Anzio e Nettuno si sono affermate come due delle più importanti località balneari del Lazio, con km di costa divenute il principale punto di forza di un turismo in costante crescita. Nettuno, con oltre 40.000 abitanti, possiede uno dei maggiori porti turistici del mar Tirreno.
Dagli anni ’50 ad oggi l’economia artigianale ed agricola hanno conosciuto un forte sviluppo, con ricche colture florovivaistiche e vitivinicole, mentre è il pesce la maggiore risorsa economica, sociale e storica della città neroniana, che di abitanti oggi ne conta oltre 43.000.
La pesca resta l’attività primaria di una città che vanta un porto di circa 18.500 mq: il progetto per l’ampliamento è pronto e promette, dopo l’avvio dei lavori, una nuova fioritura economica. Oltre alla rinomata cucina a base di pesce fresco, la città offre pinete e riserve naturali come quella di Tor Caldara, dove immergersi nella natura. Tra le perle verdi di Nettuno invece, la splendida Villa Borghese, dimora seicentesca affacciata sul mare e circondata dai secolari pini che la separano da Anzio e il Bosco di Foglino, oltre 500 ettari di verde da esplorare.


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